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venerdì 2 agosto 2013

E se abolissimo le REGIONI ?

So di scandalizzare tutti coloro che hanno fatto dell'abolizione delle Province il loro "cavallo di battaglia", però la mia esperienza con la PA mi porta a concludere che siano le Regioni il vero buco nero nella PA.

Non lo erano, forse, nelle intenzioni, ma la loro progressiva "ministerializzione" o, per dirla con altre parole, la loro somiglianza con le logiche burocratiche romane e la medesima podestà di legiferare, le hanno sicuramente trasformate in Enti lontani dalla gente ed autoreferenziali.

Un sistema Centro, Dipartimenti (leggi Province), Comuni produrrebbe meno sprechi.

Credo che la reazione a questo mio post sarà molto simile a quella di quando scrivevo, ormai più di 20 anni fa, che il maggioritario sarebbe stato peggio del proporzionale, che rimane l'unico sistema democratico anche se da "revisionare".

Alla prossima

domenica 10 marzo 2013

Il Parlamento e il M5S: asilo nido della politica

Ho appena scoltato la confrenza stampa in diretta dei CapiGruppo di M5S.
Stavo pensando ad una frase che mi ha detto un mio conoscente l'altra sera: abbiamo dato la pistola in mano a dei bambini.

Subito mi è sembrata un'esagerazione e peggio ancorta una mancanza di rispetto per i neo eletti del M5S. Dopo aver ascoltato la loro conferenza stampa di 10 minuti fa
  • Dopo aver capito che un governo PD (aache se fossero i 20 punti del M5S) non avrà mai la fiducia degli eletti M5S
  • Dopo aver capito che un governo tecnico, forse, sarebbe peggio che andar di notte
  • Dopo aver capito che il PDL se la sta godendo
  • Dopo aver capito che il M5S è sceso in campo per giocare una partita (quella in Parlamento) della quale non vuole rispettare le regole, ma pretende di segnare tutti i gol
  • Dopo aver capito che Bersani non farà mai un passo indietro
  • Dopo aver capito che si sta solo facendo avanspettacolo

Suggerisco 

  • al Presidente Napolitano uan pazzia che, nella peggiore delle ipotesi, non peggiorerebbe la situazione, cioè dare il mandato alla persona indicata dal M5S
  • a Bersani di votare loro la fiducia sulla base del loro progamma in 20 punti e votare volta per volta quello che condivide
  • a Berlusconi di fare altrettanto e votare volta per volta quello che condivide
  • a Monti pure e votare volta per volta quello che condivide

poi si andrà
  1. ..... dopo poco ..... a Elezioni comunque
  2. oppure M5S farà cose buone

in ogni caso il RE sarà nudo...e il campionato andrà avanti con i giocatori M5S costretti a sscendere in campo e non a porre veti stando sulla panchina, anzi ancora sulgi spalti

sabato 5 maggio 2012

Consigli al Dott.Bondi...visto che li chiede


Dott. Bondi buon giorno,
non so cosa ne farete di queste segnalazioni delle quali, forse, non si avrà il riscontro di invio, ma in ogni caso lo faccio per spirito civico essendo io un pubblico dipendente.

AREA ENTI LOCALI
  1. Regione- Comune- Provincia :azzerare TUTTI gli incarichi a persone o società affidati senza aver esperito una vera procedura interna di ricerca di quella professionalità all'INTERNO dell'Ente aperta a TUTTI i dipendenti.

  2. Regione- Comune- Provincia :azzerare TUTTI gli incarichi Dirigenziali diretti (Legge Bassanini) a persone che non hanno esperito un Pubblico Concorso.

  3. Comuni: ELIMINARE la figura del City Manager affidanti i sui incarichi al Segretario Comunale, presente in ogni caso.

  4. Province: Eliminare gli Organi Elettivi dei Consigli Provinciali e le relative Giunte con CONTESTUALE passaggio di tutti i dipendenti delle Province ai Comuni scelti dagli interessati e agli stessi Comuni le deleghe delle Province. 
     
  5. Regione: riduzione del 50% delle indennità percepite dai Consiglieri

  6. Regione- Comune- Provincia : eliminazione DOPPI INCARICHI Amministrazioni-Parlamento
  1. VINCOLO DI FINANZIAMENTO PRIORITARIO DEI RISPARMI OTTENUTI ALLE AREE ISTRUZIONE, ASSISTENZA E CULTURA DEI COMUNI E DELLE REGIONI.

AREA Istituzioni Parlamentari e diverse
  1. Parlamento: ridurre del 50% le indennità parlamentari vigenti con legame diretto e proporzionale alle sedute alle quali si è partecipato EFFETTIVAMENTE. Autorizzare i RIMBORSI SPESE solo a fronte di giustificativi fiscali.

  2. un centinaio di milioni annui di risparmio dal Quirinale che costa quattro volte Buckingham Palace.

  3. 22 miliardi rinunciando all'inutile TAV in Val di Susa perchè le merci non viaggeranno MAI a 300 allora ed il traffico passeggeri ha solo bisogno della manutenzione straordinaria della linea attuale,

  4. 3/4 miliardi annui con il ritorno allo Stato delle concessioni autostradali il cui utile va a società private

  5. VINCOLO DI FINANZIAMENTO PRIORITARIO DEI RISPARMI OTTENUTI ALLE AREE ISTRUZIONE, ASSISTENZA E CULTURA.

giovedì 22 marzo 2012

oggi faccio il bis: Mons. Bregantini "il lavoratore non è merce"

Condivido così tanto quello che ha detto a Famiglia Cristiana il Vescovo Giancarlo Bregantini che voglio riportarla per intero.

Monsignor Bregantini, è presidente della Commissione Lavoro della Confrenza Episcopale Italiana




Caro Bersani ti scrivo...

Caro Bersani,
quello che è successo in questi mesi denota un grande senso di responsabilità dal parte del PD, ma ci sono alcuni fatti che è impossibile non collegare.

1) il Governo Monti ha subito il veto del PDL sulla patrimoniale a " chi può dare" e non l'ha fatta, ma ha fatto una riforma delle pensioni che sicuramente riequilibra i conti, ma costringe a stare più tempo "in servizio" con conseguente difficoltà dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro
2) il Governo Monti sta per varare una riforma che modifica (senza necessità) un diritto sancito dall'Art 18 dello Statuto dei lavoratori adducendo come motivazioni (tra le tante) che questo aiuterebbe gli investimenti stranieri in Italia: cosa palesemente infondata quando le motivazioni sono altre, come il sistema lento delle procedure burocratice e civilistiche e (aimè) la "mafia".

Ormai è del tutto evidente, deducendol dai comportamenti e non dalle parole, che chi difende LO STATO SOCIALE E LA DIGNITA' DEL LAVORO o è Cattolico o è Comunista.
Ho molto apprezzato le Parole di Rosi Bindi all'ultimo Ballarò e la sua intevista al quotidiano l'Unità di oggi.
Ma ho anche molto apprezzato le Sue di parole a Porta a Porta.
Lì Lei ha dimostrato di avere le "quid", ma milioni di persone aspettano di verificare se Lei dalle parole passerà ai fatti....in Parlamento.

Lo speriamo in moltissimi.
Poi ognuno si assumerà la responsabilità dei comportamenti, ma questa vicenda non sarà dimenticata dalla gente comune sia che facciate una scelta, sia che facciate la scelta contraria.

"Nel tutelare le ragioni dei privati, si deve avere un riguardo speciale ai deboli e ai poveri. Il ceto dei ricchi, forte per sé stesso, abbisogna meno della pubblica difesa; le misere plebi, che mancano di sostegno proprio, hanno speciale necessità di trovarlo nel patrocinio dello Stato. Perciò agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo Stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze su" (Papa Leone XIII, Enciclica "Rerum Novarum", n.29)


e ancora dalla dall'Enciclica "Laborem exercens" di Papa Giovanni Paolo II. 


Di fronte all'odierna realtà, nella cui struttura si trovano così profondamente inscritti tanti conflitti causati dall'uomo, e nella quale i mezzi tecnici - frutto del lavoro umano - giocano un ruolo primario (si pensi qui anche alla prospettiva di un cataclisma mondiale nell'eventualità di una guerra nucleare dalle possibilità distruttive quasi inimmaginabili), si deve prima di tutto ricordare un principio sempre insegnato dalla Chiesa. Questo è il principio della priorità del «lavoro» nei confronti del «capitale». Questo principio riguarda direttamente il processo stesso di produzione, in rapporto al quale il lavoro è sempre una causa efficiente primaria, mentre il «capitale», essendo l'insieme dei mezzi di produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale. Questo principio è verità evidente che risulta da tutta l'esperienza storica dell'uomo.

Quando nel primo capitolo della Bibbia sentiamo che l'uomo deve soggiogare la terra, noi sappiamo che queste parole si riferiscono a tutte le risorse, che il mondo visibile racchiude in sé, messe a disposizione dell'uomo. Tuttavia, tali risorse non possono servire all'uomo se non mediante il lavoro. Col lavoro rimane pure legato sin dall'inizio il problema della proprietà: infatti, per far servire a sé e agli altri le risorse nascoste nella natura, l'uomo ha come unico mezzo il suo lavoro. E per poter far fruttificare queste risorse per il tramite del suo lavoro, l'uomo si appropria di piccole parti delle diverse ricchezze della natura: del sottosuolo, del mare, della terra, dello spazio. Di tutto questo egli si appropria facendone il suo banco di lavoro. Se ne appropria mediante il lavoro e per un ulteriore lavoro.

Lo stesso principio si applica alle fasi successive di questo processo, nel quale la prima fase rimane sempre la relazione dell'uomo con le risorse e con le ricchezze della natura. Tutto lo sforzo conoscitivo, tendente a scoprire queste ricchezze, a individuare le varie possibilità della loro utilizzazione da parte dell'uomo e per l'uomo, ci rende consapevoli che tutto ciò che nell'intera opera di produzione economica proviene dall'uomo, sia il lavoro come pure l'insieme dei mezzi di produzione e la tecnica collegata con essi (cioè la capacità di adoperare questi mezzi nel lavoro), suppone queste ricchezze e risorse del mondo visibile, che l'uomo trova, ma non crea. Egli le trova, in un certo senso, già pronte, preparate per la scoperta conoscitiva e per la corretta utilizzazione nel processo produttivo. In ogni fase dello sviluppo del suo lavoro, l'uomo si trova di fronte al fatto della principale donazione da parte della «natura», e cioè in definitiva da parte del Creatore. All'inizio del lavoro umano sta il mistero della creazione. Questa affermazione, già indicata come punto di partenza, costituisce il filo conduttore di questo documento, e verrà sviluppata ulteriormente nell'ultima parte delle presenti riflessioni.

La successiva considerazione dello stesso problema deve confermarci nella convinzione circa la priorità del lavoro umano in rapporto a ciò che, col passar del tempo, si è abituati a chiamare «capitale». Se infatti nell'àmbito di quest'ultimo concetto rientrano, oltre che le risorse della natura messe a disposizione dell'uomo, anche quell'insieme di mezzi, mediante i quali l'uomo se ne appropria, trasformandole a misura delle sue necessità (e in questo modo, in qualche senso, «umanizzandole»), allora già qui si deve costatare che quell'insieme di mezzi è frutto del patrimonio storico del lavoro umano. Tutti i mezzi di produzione, dai più primitivi fino a quelli ultramoderni, è l'uomo che li ha gradualmente elaborati: l'esperienza e l'intelletto dell'uomo. In questo modo sono sorti non solo gli strumenti più semplici che servono alla coltivazione della terra, ma anche - con un adeguato progresso della scienza e della tecnica - quelli più moderni e complessi: le macchine, le fabbriche, i laboratori e i computers. Così, tutto ciò che serve al lavoro, tutto ciò che costituisce - allo stato odierno della tecnica - il suo «strumento» sempre più perfezionato, è frutto del lavoro.

Questo gigantesco e potente strumento - l'insieme dei mezzi di produzione, che sono considerati, in un certo senso, come sinonimo di «capitale» -, è nato dal lavoro e porta su di sé i segni del lavoro umano. Al presente grado di avanzamento della tecnica, l'uomo, che è il soggetto del lavoro, volendo servirsi di quest'insieme di moderni strumenti, ossia dei mezzi di produzione, deve prima assimilare sul piano della conoscenza il frutto del lavoro degli uomini che hanno scoperto quegli strumenti, che li hanno programmati, costruiti e perfezionati, e che continuano a farlo. La capacità di lavoro - cioè di partecipazione efficiente al moderno processo di produzione - esige una preparazione sempre maggiore e, prima di tutto, un'adeguata istruzione. Resta chiaro ovviamente che ogni uomo, che partecipa al processo di produzione, anche nel caso che esegua solo quel tipo di lavoro, per il quale non sono necessari una particolare istruzione e speciali qualificazioni, è tuttavia in questo processo di produzione il vero soggetto efficiente, mentre l'insieme degli strumenti, anche il più perfetto in se stesso, è solo ed esclusivamente strumento subordinato al lavoro dell'uomo.

Questa verità, che appartiene al patrimonio stabile della dottrina della Chiesa, deve esser sempre sottolineata in relazione al problema del sistema di lavoro, ed anche di tutto il sistema socio-economico. Bisogna sottolineare e mettere in risalto il primato dell'uomo nel processo di produzione, il primato dell'uomo di fronte alle cose. Tutto ciò che è contenuto nel concetto di «capitale» - in senso ristretto - è solamente un insieme di cose. L'uomo come soggetto del lavoro, ed indipendentemente dal lavoro che compie, l'uomo, egli solo, è una persona. Questa verità contiene in sé conseguenze importanti e decisive.









domenica 18 marzo 2012

Cari professori Monti e Fornero, la riforma del lavoro non è un compito in classe.


Quando ieri sera ho ascoltato le parole pronunciate da Presidente del Consiglio Mario Monti, il quale esponeva il proprio pensiero davanti ad una platea di industriali riuniti a Milano da Emma Marcegaglia, ho avuto un sussulto.

Le parole, rivolte alla parti sociali, "ognuno deve cedere qualcosa rispetto al legittimo interesse di parte" e, prima di queste affermazioni, "la prossima settimana vedrà la chiusura dell'accordo sulla riforma del lavoro(...)".

Ormai siamo della fase della "illogica ideologia post moderna".

Le ideologie sono tutte cadute tra sofferenze e stragi, ma ciò che rimane assume connotazioni di "ciò che resta è per forza giusto" e, senza divise ideologiche, afferma con forza spropositata che le ricette (ed i farmaci) prescritti da chi si arroga il diritto di dettare le leggi (economiche) in Europa sono le uniche possibili.

Sembrano quasi, sia Monti che Fornero, professori che abbiano stabilito un compito in classe di matematica sui sistemi di numerazione e, senza ammetterlo, il compito verterà sul sistema decimale dimenticando che ne esistono svariati altri quali il binario, sessadecimale via di seguito.

Ma aldilà di questa disquisizione ciò che mi preme è che l'atteggiamento è esattamente quello del compito da fare del quale si può condividere all'assoluta urgenza, ma non l'imposizione dei tempi e dei contenuti.

Dire che martedì si chiude è un atto che nulla ha che vedere con la "moderazione tecnica" ma molto con "l'arroganza tecnica".

Putroppo il "professore precedente" era Silvio Berlusconi: più propenso a tagliare corto sui problemi della crisi in atto da almeno tre anni e quindi grazie a lui, che affermava che la crisi non esisteva, siamo in questo disastro.

Non solo siamo vittime di tempi tiranni imposti da un Europa che ragiona solo sulla carta e sulla Borsa, ma anche di un'idelogia, ancora ben radicata, che suddivide tra chi è conservatore e chi è riformista.
 Il conservatore è un retrorado che non vuole la modernità e quindi la crescita, il riformatore colui che vuole la modernità e quindi lavora per la crescita.
Possibile che non si ragioni sui contenuti?
 Su ciò che si vuole conservare e ciò che si vuole demolire per far posto a "qualcosa d'altro" di cui non si conoscono gli effetti reali?
Un piccolissimo ragionamento.
Il sistema delle flassibilità contrattuali introdotte da povero Enzo Biagi dovevano essere il toccasana per il mondo del lavoro. Lo dicevano in tanti, ma altrettanti avvertivano che sarebbe stata la "precarizzazione" del sitema lavoro ed i giovani non avrebbero potuto contare su un futuro.

Ora anche i suoi sostenitori ammettono (quasi tutti) che c'è un'eccessiva precarizzazione. Non ostante questo si continua a spingere in una direzione nella quale l'economia conta di più della coesione sociale e delle relazioni tra persone.

L'deale sembra essere che la chiesa "mercato" sia sempre contenta, il minstro "Borsa" sia sempre in attivo, il rito "lavoro" anche di Domenica così ciò che un tempo si chiamava famiglia in futuro potrà chiamarsi
"aggrezione di soggetti umani con interessi in comune".


venerdì 16 marzo 2012

Operai FIAT & Operai Volkswagen

Ho lavorato 19 anni nel gruppo FIAT, fino al 1999. 

Questa intervista "stile jene"

ad un operaia FIAT ed ad un operaio Volkswagen è da ascoltare... 
poi quando l'avete ascoltata una volta, rifatelo